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L’uno per uno

€18,00

ISBN 978-88-6278-045-2

di Franco Lolli

«Ad esempio, una mia giovane paziente, bravissima nel disegnare, un giorno mi dice che ha fatto dei disegni su di me… Mi colpisce il modo in cui sono disegnato. Si tratta di una caricatura assolutamente riconoscibile di me, in cui sono accentuate tutte le mie imperfezioni… Decido di esporne una nel mio studio. In questa – forse l’unica che non contiene riferimenti sessuali espliciti e pesanti – rappresenta lei e me, stilizzati in modo tale da mettere in rilievo tutte le sue qualità fisiche – che certamente non le mancano – e tutti i miei difetti fisici. La cosa interessante di quel disegno è che lei ha ritratto una lingua lunghissima che esce dalla sua bocca, che percorre tutto il foglio, sulla quale il personaggio che mi rappresenta interviene con una scure, come a tagliare il flusso ininterrotto di parole».

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Descrizione prodotto

di Franco Lolli

“Bisogna avere le orecchie tese”. Leggere tra le pieghe il testo del paziente, per definire la sua diagnosi, che è sempre, dice Lacan, una diagnosi strutturale. Formularla significa darsi il tempo di rintracciare il rapporto che il soggetto ha con l’Altro, con il desiderio, con il godimento

Saggiare l’esito difensivo di un incontro, del vis-à-vis che il soggetto ha in origine esperito con la castrazione. Ovvero individuare gli intoppi o la fluidità della sua antropogenesi, del passaggio, delicato, da essere vivente a essere umano. Il libro ha il pregio di condurre il lettore in un’atmosfera di temperata Zeigarnick, di ricercata sospensione nella quale le tre grandi strutture psichiche – nevrosi, psicosi, perversione – a poco a poco si rivelano sotto i suoi occhi. Mettendolo al riparo dall’inciampo cui l’analista meno avvezzo alla diagnosi in genere si espone: desumere la struttura dal sintomo o, tanto peggio, dal fenomeno. La clinica “capitoneggia” in quanto risignifica, après-coup, il lavoro dell’autore. Gli analizzanti tratteggiati infatti ascrivono alle tre strutture psichiche infinite nuance, testimoniando di come ciascuna si declini in ragione della particolarità soggettiva di chi l’assume. Un’operazione che restituisce alla teoria lacaniana il suo senso più profondo: cogliere nella diagnosi non già un’occasione per patologizzare il singolo ma per riconoscergli il suo modo, originale, di stare al mondo.
Valentina Vannetti

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